Osteoporosi.ch - Terapia: Farmaci
Farmacologia - Fase acuta, misure generali
| Calcio | Vitamina D |
| Ormoni | SERM |
| Bisfosfonati | Calcitonina |
| Fluoro | Anabolizzanti |
| Fosforo | Novità: Bifosfonato, Paratormone, Zoledronato |
Sono
farmaci usati sia in una fase di prevenzione, sia in una fase di osteoporosi
senza manifestazioni cliniche, ma anche nelle forme di osteoporosi conclamata.
Non
è solo un supplemento alimentare bensì può essere considerato una terapia
vera e propria. È importante soprattutto nelle persone anziane e che, per
motivi vari, hanno un apporto alimentare insufficiente. Un complemento
farmacologico di calcio evita regimi carichi di prodotti derivati del latte,
spesso mal digeriti nell’anziano o che possono provocare un aumento
indesiderato del peso e del colesterolo. È contro-indicato nelle persone che
presentano un tasso elevato di calcio nel sangue e da usare con molta cautela in
caso di pregressi calcoli renali. Il calcio introdotto con l’apparato
digerente non calcifica le arterie, per cui non occorre temere che peggiori
problemi circolatori.
Con
l’età diminuisce la facoltà della pelle di formare il precursore della
vitamina D. Sono a disposizione sul mercato diversi preparati combinati che
contengono calcio e vitamina D. In caso di carenza di vitamina
D può essere necessaria una sostituzione a dosi più elevate per un certo
periodo. Per persone anziane o istituzionalizzate è possibile anche ricorrere
ad una o due iniezioni all’anno. Poco usati sono invece i metaboliti attivi
della vitamina (Calcitriolo), riservati a situazioni particolari (insufficienza
epatica o renale), non essendo dimostrata un’efficacia superiore ed avendo
potenziali effetti collaterali.
La terapia ormonale sostitutiva non rappresenta più la terapia principale dell’ostepoporosi, ma si trova oggi al centro di molte discussioni non sempre oggettive e condotte con le necessarie conoscenze.
La
terapia ormonale sostitutiva dopo la menopausa compensa in modo quasi
fisiologico la mancata produzione di ormoni propri. È noto che
l’ormonoterapia aumenta l’assorbimento di calcio dall’intestino e frena il
metabolismo osseo, aumenta la massa ossea e riduce il rischio di frattura di
circa un terzo. Per essere efficace sull’osteoporosi deve essere assunta a
lungo, cioè almeno 5-7 anni.
Recentemente
sono stati pubblicati dei dati relativi ad un grande studio eseguito negli USA,
dove la terapia ormonale è stata accompagnata da un aumentato rischio di
malattie cardiache, cerebro-vascolari e trombo-emboliche, nonché da un
aumentato rischio di tumore al seno (8 casi all’anno su 100'000
donne), per contro da una diminuzione
del rischio di frattura, di tumore colorettale e uterino. Il rischio di tumore
al seno aumenta solo dopo 4 anni d terapia ininterrotta. In fondo l’unica
novità rivelante di questo studio è l’evidenza di un’aumentata incidenza
di malattie coronariche.
Rischio relativo e assoluto legato all’associazione estrogeni+progestinici dopo 5.2 anni (Studio WHI)
|
Evento: |
rischio
relativo |
Rischio
assoluto ogni 10'000 anni/donna |
Beneficio
assoluto ogni 10'000 anni/donna |
|
Malattia
coronarica |
1.29 |
+7 |
|
|
Ictus |
1.41 |
+
8 |
|
|
Carcinoma
del seno |
1.26 |
+
8 |
|
|
Trombo-embolie |
2.11 |
+
18 |
|
|
Carcinoma
colorettale |
0.63 |
|
-
6 |
|
Frattura
dell’anca |
0.66 |
|
-
5 |
É
molto importante a questo riguardo precisare che questi dati si riferiscono però
per ora solo ad una terapia ormonale combinata (estrogeni+progestinicii) per cui
lo studio sta continuando con gli estrogeni in monoterapia.
Non
occorre inoltre dimenticare che anche gli effetti positivi che sono innegabili.
Così ad una donna sintomatica solo una ormono-terapia sostitutiva può ridare
una qualità di vita normale. I disturbi della
menopausa rappresentano dunque tutt’ora un’indicazione alla terapia
ormonale. Non vi sono dunque motivi per drammatizzare l’uso o la prescrizione
di preparati ormonali. Ogni terapia ormonale deve però accompagnarsi di una
buona informazione della paziente, di un’attenta valutazione
dell’indicazione, soppesando attentamente il quoziente rischio-beneficio e le
possibilità terapeutiche alternative.
Si tratta di sostanze con un'azione è differenziata a
seconda del tessuto, per cui sono definite dei “Modulatori Selettivi del
Recettore degli Estrogeni”. Esercitano in effetti un’azione simile agli
estrogeni sull’osso e sul sistema cardiovascolare ed un’azione contraria
sull’urtero ed il seno, ciò che sembra portare persino ad una diminuita incidenza di tumori
al seno. Non riducono i sintomi della menopausa e dovrebbero essere assunti ad
almeno 5-6 anni dalla menopausa. Attualmente è disponibile solo un farmaco
riconosciuto anche dalle Casse per la prevenzione e la terapia
dell’osteoporosi (Raloxyfene). L’incidenza delle fratture vertebrali può
essere ridotta di 2/3. Non ci sono per contro evidenze che riduca anche le
fratture dell’anca.Un secondo medicamento di questa classe è usato nella cura
del tumore mammario (Tamoxyfene).
Si
tratta della classe di medicamenti attualmente
più usata ed efficace nella cura dell’osteoporosi.
Si tratta di sostanze che si fissano nell’osso (non hanno dunque altre
proprietà all’infuori dello scheletro) evitandone il riassorbimento da parte
degli osteoclasti. Gradualmente producono un aumento della densità ossea, una
netta riduzione delle fratture vertebrali (60-70%) e delle fratture dell’anca
(50%). In Svizzera sono riconosciuti per la cura dell’osteoporosi due
preparati (Alendronato e Risedronato), entrambi da assumere per bocca.
L’Alendronato può essere assunto una sola volta la settimana, ciò che lo
rende meglio tollerato per delle cure che durano solitamente più anni.
Preparati iniettabili (Pamidronato, Clodronato) possono essere usati nei
pazienti che hanno un’intolleranza gastrica o disturbi di riflusso
gastroesofageo, non sono però riconosciuti da tutte le Casse Malati e
solitamente solo dalle assicurazioni complementari. I bisfosfonati sono inoltre
usati nella cura di numerose altre malattie dello scheletro (p.e. morbo di
Paget, osteogenesis imperfecta).
Sostanza prodotta da alcune cellule della tiroide e che
rappresenta uno degli ormoni che regolano il metabolismo del calcio. È assunto
solitamente sotto forma di spray nasale, che non provoca quasi mai
particolari effetti collaterali. Può essere somministrato anche con
iniezioni sotto-cutanee o intramuscolari (spesso però meno ben tollerate).
Necessita di una o due somministrazione al giorno. È stata documentata
un’efficacia sulla riduzione delle fratture vertebrali. Spesso utilizzata
nella fase acuta delle fratture vertebrali possedendo anche una buona proprietà
antidolorifica.
Si
tratta dell’unico farmaco che stimola la neoformazione dell’osso e può
aumentare in modo veloce la massa ossea. Attualmente è stato abbandonato quasi
del tutto dato. Infatti l’osso sotto l’influsso del fluoro era sì più
denso ma anche meno resistente. Inoltre spesso era la causa di dolori ossei.
Potrà forse essere rivalutato in combinazione con altri farmaci, necessita
comunque di ulteriori studi. Sono noti dei casi di intossicazione sotto il
termine di fluorosi.
Gli anabolizzanti esplicano la loro attività principalmente sulla muscolatura. Non sono fino ad oggi
dimostrati effetti sull’aumento della massa ossea o riduzione delle fratture.
Nella donna può avere un effetto virilizzante.
Una volta speso usato in combinazione con altri farmaci, oggi praticamente non trova quasi più nessuna applicazione.
Bifosfonati: entro breve dovrebbe essere commercializzato un preparato da somministrare endovena, una volta all'anno, ciò che risolverà le difficoltà che alcuni pazienti hanno ad assumere questi medicamenti per bocca.
Paratormone: il paratormone è uno dei principali
ormoni che regolano il metabolismo del calcio e dell’osso. È prodotto dalle
paratiroidi, quattro piccole ghiandole situate in prossimità della tiroide. Un suo aumento
provoca un incremento del riassorbimento osseo e quindi un’osteoporosi. La sua
applicazione intermittente (un’iniezione sotto-cutanea al giorno) si è però
dimostrata una terapia estremamente potente che permette di aumentare la massa
ossea come nessun altro farmaco oggi in circolazione. Verosimilmente, in ragione
dei costi, sarà limitato alle forme severe di osteoporosi. Dovrebbe essere
commercializzato a breve termine (mesi-anni).
Zoledronato:
bisfosfonato che dovrebbe essere a disposizione della cura dell’osteoporosi
entro alcuni anni. Il vantaggio consiste nel fatto che è sufficiente un’unica
somministrazione endo-venosa l’anno.
© Dr. P. Pancaldi, aggiornato il 14.12.2008 17:27:31